Oro
L'oro puro è un metallo molto tenero. Per questo motivo non si fanno i gioielli in oro puro: si consumerebbero molto in fretta. I metalli che legano con l'oro puro sono diversi: argento, rame e palladio sono i più usati. Anche la valutazione è in rapporto con la quantità di metallo prezioso e di secondo metallo presente.
Sorprendente è la duttilità dell'oro, cioè la docilità con la quale si lascia ridurre in fili sottilissimi; da un solo grammo si è ottenuto un filo lungo oltre 3.500 m. Non meno spettacolare è la sua malleabilità: tecnicamente è possibile battere un'oncia d'oro al punto da ottenerne un foglio con una superficie di 16 mq. Una lamina può avere uno spessore impalpabile, fino a 0,2 micron (milionesimo di metri).
Leghe e titoli
Essendo l'oro un metallo tenero, da solo non può essere impiegato nella fabbricazione di gioielli perché non ne verrebbe garantita la durata. Ecco la ragione per cui è sempre associato ad altri metalli che gli conferiscono la necessaria durezza: le varie combinazioni di oro con altri metalli si chiamano leghe.
I metalli più comunemente usati per rendere l'oro lavorabile in gioielleria sono il rame, l'argento, il palladio e pochi altri. La sapiente miscela di oro con altri metalli, fa assumere a quest'ultimo sfumature di colore diverse dall'originario giallo solare, infatti i colori che periodicamente si alternano alla ribalta della moda sono ottenibili mediante opportuni dosaggi nella formulazione della lega:
Oro giallo: argento e rame
Giallo pallido: poco rame molto argento
Oro rosa: molto rame poco argento
Oro rosso: rame
Oro bianco: palladio
Oro verde: argento
Oro lilla: alluminio
Oro blu: cobalto
Le leghe sono diverse sia in funzione dei metalli che vengono associati all'oro sia in funzione della quantità d'oro impiegato; il rapporto tra la quantità di oro e quella di altri metalli presenti nella lega si chiama titolo.
Il titolo è espresso in millesimi, è la quantità d'oro presente nella lega (unione con altri metalli) di cui è composto il gioiello in millesimi per grammo.
Il carato è un'unità di misura che corrisponde a 41.6 millesimi di grammo di oro nella lega. Ad esempio l'oro italiano che è praticamente sempre a 18 carati equivale alla presenza di 750 parti di oro contro 250 parti di altro metallo nelle 1000 parti della lega di cui è fatto il monile: appunto a 18 carati. In molti paesi si usa una caratura più leggera: si va dai 9 carati dei paesi poveri ai 14 di paesi come la Francia e l'Inghilterra. Ciò significa che un gioiello ha meno oro e, quindi, costa meno.
Qui di seguito sono indicati con entrambe le definizioni i titoli più comunemente usati per la realizzazione di gioielli:
8 carati = 333 millesimi di grammo
12 carati = 500 millesimi di grammo
14 carati = 585 millesimi di grammo
18 carati = 750 millesimi di grammo
22 carati = 916 millesimi di grammo
24 carati = 999 millesimi di grammo
Il più usato è quello di 18 carati. Ma sui lingotti conservati nelle banche si trova anche il titolo 999.
La legge impone che su ogni manufatto d'oro il produttore apponga uno speciale punzone con il titolo della lega, della cui veridicità è completamente responsabile. I punzoni che, in Italia, obbligatoriamente devono apparire su ogni oggetto in oro sono: quello che si riferisce al titolo e quello che rappresenta il marchio di identificazione del fabbricante.